(Ri)Cominciare

downloadCome i quadri che all’improvviso cadono dal chiodo, le lampadine che si fulminano e le bottiglie che di notte fanno “crac”, anche alle persone capita di fare “crac” senza apparenti motivi. Può succedere mentre si pascola nella corsia dei detersivi del supermercato o mentre si è impalati sul marciapiede ad aspettare l’autobus, come è capitato un anno fa alla sottoscritta. “Boom!”. In un secondo sono precipitata anch’io dal mio chiodo metaforico, trascinandomi dietro soltanto una fastidiosa domanda: è proprio questa la vita che avevo immaginato di avere?

Così,  al ventitreesimo anno del mio pellegrinaggio sulla terra, mi sono accorta che la vita che avevo e quella che invece avevo desiderato di avere quando ancora ero ragazzina e andavo in giro con lo zaino della Onix sulle spalle e l’apparecchio ai denti, stavano andando in direzioni diverse, se non addirittura opposte. E quando un pensiero come questo si insinua nella mente e contamina ogni azione quotidiana, le alternative possibili sono due:

  1. Continuare a vivere per inerzia per ritrovarsi poi a quarant’anni ad utilizzare parole come “volevo”, “potevo” o “dovevo” e ad acquistare fasce dimagranti su mediashopping;
  2. Gettare una bomba su tutto e ricominciare da capo.

Ed io, essendo ancora troppo giovane per i rimpianti e poco incline all’uso di fasce dimagranti, ho scelto la seconda strada. Ed allora si cambia taglio di capelli, si cambia lavoro e casa e si dice alla persona che voleva sposarti che non la ami più; si litiga con la propria madre che non capisce le tue scelte e alla nonna si dice che no, non ci sarà alcun matrimonio. Si abbracciano gli amici e si fanno promesse che non si manterranno mai. Si compra una chitarra che ti terrà compagnia nelle sere in cui sarai da sola con il peso delle scelte che hai fatto e in quelle sere ti verrà anche da pensare: “ma cosa ho combinato?”. Si paga un prezzo enorme.

Bisognerebbe allora insegnare ai bambini, sin da subito, che il percorso per la felicità può essere spaventoso e talvolta obbliga a ferire chi ami. Bisognerebbe anche smetterla di raccontare, soprattutto alle bambine, tutte quelle stronzate sull’amore e sulla famosa metà della mela perché, ad alcuni, può capitare di nascere interi e ad altri invece può succedere che le brutte esperienze, li riducano addirittura ad un quarto. Insegnare, in primis, che la cosa fondamentale da fare prima di condividere la propria vita con qualcuno è avere la certezza di non avere il bisogno di condividerla affatto.

Un anno fa non sapevo se sarei stata in grado di stare in piedi sulle mie gambe e, per questo, mi sono concessa il lusso di scoprirlo. Non sapevo neanche che mi sarei ritrovata a piangere di rabbia di fronte ad una funzione matematica con la quale lavoravo né che avrei avuto esperienze lavorative assurde con le multinazionali; non sapevo che mi sarebbero toccati periodi di astinenza sessuale forzati, così come non sapevo che sarei stata in grado di fuggire la mattina presto dal letto del tipo con il quale avevo fatto del sesso disastroso la sera prima. Non sapevo dei nuovi amici che avrei trovato, dei nuovi amori che avrei vissuto. Ed è proprio questo che succede quando si decide di ricominciare: si fa un salto nel vuoto sperando di riuscire ad atterrare in piedi o di cavarsela perlomeno con qualche ossa rotta; e magari si apre anche un blog.

 

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15 pensieri su “(Ri)Cominciare

  1. Ho quei 40 anni da te tristemente menzionati..anzi ne ho quasi 41 e 1/2, a dirla tutta.
    E non posso che dirti che hai fatto benissimo.
    E che anche alla mia “veneranda” età non si smette di pensare al salto nel vuoto.Solo che hai qualche cartuccia (=leggi anni, energie) in meno ed un numero di detrattori in più (ovviamente la mamma rimane una costante a 23 a 30 a 40…non ho più la nonna ma una zia ottantenne che ne fa le veci)

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    • Il salto di cui sopra si fa anche a 45, mollando esattamente le stesse cose, e con la mamma, la sorella e la zia che stentano a capire. Più che energie, che vengono da sole, ci vuole cuore e coraggio. Ma a due anni di distanza ti posso dire che ne vale la pena.

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  2. Quelli che a quarant’anni dicono volevo e potevo e comprano le fasce dimagranti sono gli stessi che lo dicevano anche a vent’anni e pensavano che si potesse dimagrire comodamente seduti davanti alla tv col bibitone ipocalorico in mano.

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