Fenomenologia delle corna

Portrait of majestic red deer stag in Autumn Fall

La maggior parte delle persone crede che il tradimento sia un atto orribile e immorale. Eppure a ognuno di noi è capitato, almeno una volta nella vita, di tradire e di essere traditi. Le corna sono quindi un po’ come Berlusconi: tutti ne parlavano male, tutti dichiaravano di non votarlo ma, chissà come, alla fine vinceva sempre lui.

Non posso spiegare il fenomeno di Berlusconi (fenomeno inteso in senso lato) ma posso però tentare un’analisi del tradimento. Perché tradiamo? E che cosa intendiamo quando parliamo di infedeltà? È una storia occasionale, una storia d’amore, un sito d’incontri, sesso a pagamento, sexting? Tradisco il mio partner quando fantastico su Alberto Angela?

Una cosa è certa: da quando esistono le relazioni esiste l’adulterio, tanto che, perfino nella Bibbia, gli sono dedicati addirittura due comandamenti, uno rivolto all’intenzione e uno all’azione. E a quei tempi si sa, l’amore e la monogamia non avevano niente a che fare e la fedeltà era solamente una garanzia volta a conservare l’ordine sociale: l’uomo confidava nella fedeltà della donna per avere la certezza della paternità della prole e per sapere chi avrebbe ereditato le sue mucche una volta morto. Non c’era alcuna dimensione romantica e anzi, paradossalmente, l’adulterio diventava l’unico mezzo per poter sperimentare il vero amore ed era il massimo atto in grado di minacciare la sicurezza economica dei coniugi.

Oggi invece le relazioni sono esclusivamente un patto romantico e il tradimento mette in discussione la nostra sicurezza emotiva. Quando intraprendiamo una relazione, ci aspettiamo che il nostro partner sia un degno compagno, confidente, amico amante e pari intellettuale e noi ci aspettiamo di essere “quella giusta”, l’unica e sola, la prescelta. Ma l’infedeltà ci dice che non siamo niente di tutto ciò. Per questa ragione, basta un tradimento per farci mettere in discussione il nostro senso del sé.

E allora è bene andare ad indagare le cause dell’infedeltà così da evitare di ritrovarsi a piangere sul pavimento della cucina con All by my self di Celine Dion in sottofondo.

Per prima cosa è necessario chiarire che i modi in cui tradiamo il nostro partner sono molteplici: tradiamo quando lo trascuriamo, quando ricorriamo al disprezzo, alla violenza o all’indifferenza. Il tradimento sessuale è solo un altro modo per ferire. In altre parole chi è vittima dell’infedeltà può darsi che a sua volta sia stato anche carnefice.

Raramente quindi il tradimento ha a che fare con il puro sesso, ha invece spesso a che vedere con il desiderio. Desiderio di sentirsi importanti, desiderio di attenzioni. La struttura stessa della relazione extra-coniugale alimenta il desiderio poiché il sapere di non poter mai avere completamente il nostro amante ci spinge ancor di più a desiderarlo.

Oltre a ciò, quel che sentirete dire spesso ai “traditori” è che in quel modo si sentono vivi. Capita di sentire storie di uomini o donne con la famosa crisi di mezza età, crisi che coglie anche ventenni: per alcuni capita un momento in cui ci si chiede “è tutto qui?”. E quando l’insoddisfazione bussa alla porta ci sono quelli che reagiscono comprandosi una Ferrari, quelli che fanno l’abbonamento settimanale dal chirurgo e quelli che si fanno l’amante. Il tradimento diventa allora un mezzo per combattere il tempo, la paura di invecchiare e in alcuni casi persino la morte. È un modo come un altro, sebbene più doloroso, di voltare le spalle alla persona che siamo diventati, più che al nostro partner.

Adesso penserete che io sia quasi favorevole al tradimento. Vi sbagliate: sulla mia testa sono cresciute ramificazioni non indifferenti quindi no, non sono favorevole. Ma quando mi è capitato sapevo di avere tre possibili scelte:

  1. Marchiarlo con una lettera scarlatta sul petto
  2. Pagare un sicario
  3. Capire perché era successo.

Ovviamente ho pagato un sicario. Ma prima ho voluto vederci chiaro perché comprendere cosa ha causato la ferita è il primo passo per poter trovare la cura.”Mi ha tradito perché è stronzo” chiude la questione in maniera troppo superficiale, anche se questo non esclude che lui o lei possano effettivamente essere degli stronzi.

Risparmiate allora le domande sui dettagli e chiedete piuttosto “come ti sentivi quando lo facevi?” e “cosa ha significato per te?”. Se invece a tradire siete stati proprio voi, andate fino in fondo alla questione e capite cosa vi ha spinto a farlo e che cosa avete tratto da quell’esperienza, così da non ritrovarvi a commettere lo stesso errore. In alcuni casi infatti l’infedeltà diventa lo schema da seguire puntualmente ogni volta che le cose nella coppia vanno male o non sono come avevamo immaginato. Le statistiche ci dicono inoltre che, chi è stato infedele in passato, ha il doppio delle probabilità di avere relazioni extra-coniugali rispetto a chi non ha mai tradito in vita sua.

Ci sono coppie che sopravvivono all’ infedeltà, coppie che ritornano più forti di prima e coppie che, tramite il tradimento, riescono a vedere che nella relazione non c’è più nulla di salvabile. Non è importante l’esito. Mi piace pensare al tradimento come a un’opportunità: se da un lato c’è sofferenza e delusione, dall’altra c’è la possibilità di imparare cose nuove su noi stessi e sugli altri e, in fin dei conti, è proprio questo l’importante.
Voi cosa ne pensate?

 

 

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Di cosa parliamo quando parliamo d’amore

largeUna volta qualcuno ha detto che amare equivale a sedersi a tavola e abbuffarsi di un singolo piatto. Ci sono quelli che ad un certo punto sono pieni fino a star male, quelli che soffrono l’impossibilità di cambiare menù e quelli che restano seduti fino alla fine. E l’amore, in tutti i casi, è questo: sedersi a tavola e sperare di non averne mai abbastanza.

La speranza diventa quindi la condizione necessaria di ogni relazione. Necessaria ma non sufficiente, visto che i miei amici dell’Istat ci dicono che i divorzi sono in continuo aumento. Cosa serve allora ad una relazione per durare nel tempo? Qual è il segreto per non alzarsi dal tavolo?

L’internet è pieno zeppo di articoli e guide che trattano di questo argomento e persino su Wiki How – oltre ad una fantastica guida sul come fingersi morti https://www.wikihow.it/Falsificare-La-Propria-Morte da utilizzare quando la relazione va proprio male – è presente una lista dei dieci comportamenti da adottare per avere una relazione duratura. Tutto molto bello: dieci regole e siamo salvi. Peccato che nessuno parli mai delle premesse che bisognerebbe avere ben chiare prima di iniziare una qualsiasi relazione. Ma andiamo per gradi.

Come sappiamo, innamorarsi è facile e non richiede alcun particolare sforzo: quando Cupido scocca la sua freccia non c’è più niente da fare. Si iniziano a sentire le farfalle nello stomaco, si vorrebbe fare sesso con quella persona a tutte le ore, si vorrebbe correre nei prati con una rosa in bocca. Si attua una sorta di regressione all’infanzia e diventiamo fragili, bisognosi di attenzioni e perdiamo il senso della realtà. Per farla breve, quando ci innamoriamo diventiamo dei perfetti idioti.

Ciò che proviamo è equivalente, in termini biochimici, ad una dose di eroina e la persona di cui ci innamoriamo, in questa fase almeno, è l’oggetto del nostro desiderio e non ancora il soggetto perché non conosciamo bene chi abbiamo d’avanti. In questa fase dunque, ciò che proviamo per l’altro è dato semplicemente dalle sensazioni che ci suscita. Il partner, in sostanza, lo vediamo come il mezzo per soddisfarci, quasi come i bambini vedono la propria mamma.

Con il tempo però le cose cambiano e iniziamo a creare un vero legame e a conoscere l’altro, che si svela finalmente per ciò che è: un essere imperfetto con la sua storia, i suoi pregi e difetti, le sue paure, le sue strane manie e sì, anche sua madre. Ed è qui che possiamo iniziare a parlare d’amore.

Ora, io della vita non ho capito niente, ma con gli anni mi sono guadagnata il titolo di campionessa mondiale di relazioni catastrofiche e da tutto questo una cosa l’ho capita: amore è accettare l’altro e comprenderlo, prendersi cura dei suoi bisogni e, talvolta, saper dare senza la pretesa di ricevere. Amore è fare progetti e dare alla relazione prospettive future. Amore è non dire mai “vediamo come andrà” ma è dire “andrà bene” perché sappiamo che, per tenere vivo un legame, c’è bisogno di tempo e di risorse e talvolta anche di enormi sforzi che tuttavia vogliamo fare volentieri. Aspettarsi che una relazione funzioni magicamente da sola è come acquistare una pianta e sperare che sopravviva, senza far niente per mantenerla in vita.

L’unico modo per far sì che un rapporto duri, quindi, è capire che amare non è mai semplice perché è, prima di tutto, un percorso di costante crescita. Se una relazione non ci permette di evolverci e non scuote la terra che abbiamo sotto i piedi, allora vuol dire che non è in grado di darci niente. Se non siamo disposti a rinunciare alla parte peggiore di noi, a dare fiducia e a resistere – anche quando vorremmo soltanto prendere il primo volo e fuggire in Guatemala – vuol dire che non siamo pronti per amare.

Ciò che ci porta allora a non alzarci dal tavolo anche quando siamo pieni, anche quando ci verrebbe voglia di qualcosa di nuovo, è semplicemente la volontà di restare data dalla piena consapevolezza di ciò che stiamo facendo. E perché sappiamo che, a dispetto di tutto, quello è esattamente il posto in cui vogliamo essere, malgrado le difficoltà e la paura, e soprattutto malgrado noi stessi.

Chi non pratica il cunnilingus ha qualcosa da nascondere

 

cunnilingus

Oggi sono qui per parlare di un problema che affligge la civiltà contemporanea, una vera e propria piaga sociale che danneggia i rapporti umani nonché il reale motivo per cui Rose ha lasciato morire Jack durante l’affondamento del Titanic. Si tratta di un problema di enorme portata che sarà sicuramente oggetto principale della prossima enciclica del Papa: gli uomini che non praticano il sesso orale.

Qualche sera fa infatti ero al bar con una mia cara amica e mentre parlavamo di tipici argomenti femminili come la quotazione del Brent e il collasso dell’universo, è emerso che la povera fanciulla stava frequentando un uomo che riteneva quasi perfetto, almeno finché non ha scoperto che il tizio si rifiutava categoricamente di sostenere “prove orali”. Come se non bastasse, ad una richiesta di spiegazioni da parte della mia amica, lui le ha risposto con un simpatico: “perché, quello che faccio non ti basta?”; che tradotto significa “fatti bastare il pene”. Mentre ascoltavo questa breve storia triste, la mia faccia era più o meno questa:

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Ho deciso allora di approfondire la questione tramite analisi statistiche blande e approssimative e ho scoperto, ahimè, che due uomini su cinque, piuttosto che cimentarsi nella nobile arte della testa tra le cosce, preferirebbero trasferirsi in Iraq e arruolarsi nell’Isis e le motivazioni da essi riportate sono le seguenti

  • Troppo umida

Qualcuno adesso vada a spiegargli che l’assenza di ambiente umido generalmente non è un buon segno;

  • Odore

Ora, ogni donna ha un odore diverso che può variare a seconda delle fasi dell’ovulazione, della flora batterica, dello stress e della posizione delle lune. Quindi ad ogni cosa, oh miei nemici della passera, c’è una soluzione;

  • è un atto di sottomissione

E qui mi sento soltanto di ricordare ai fanciulli che non stiamo parlando della lotta per le investiture e che nessuna ha intenzione di mettere in discussione la vostra natura di maschi alfa. È una vagina: abbiatene cura;

  • “ho paura di non saperlo fare”

Ricordatevi che la tecnica si acquisisce con l’esperienza e che noi, in ogni caso, apprezziamo l’impegno e la dedizione;

  • “Mi fa schifo”

Qui non me la sento di aggiungere nulla.

Alla luce di ciò, non ho potuto fare a meno di chiedermi: quali sono le implicazioni di una relazione che, dal punto di vista sessuale, può lasciarci insoddisfatti? Ho sempre pensato che il sesso fosse condivisione e non una frenetica corsa a due verso l’orgasmo. Dunque cosa accade quando uno dei partner pone dei limiti alla condivisione? E con questo non voglio dire che in ogni rapporto non devono esserci limitazioni ma che, quando si decide di porle, deve essere per volontà di entrambi. Se a uno quindi non piace praticare il cunnilingus e alla sua partner non piace riceverlo, il problema non si pone. Anche se, pensandoci, trovatemi una donna che non sappia apprezzare una tale opera benefica e io giuro che mi auto-esilio su Marte con il Dottor Manhattan.

Ad ogni modo, cosa fare quando l’altro si rifiuta categoricamente di venirci incontro? È bene cercare unicamente partner che abbiano i nostri identici gusti effettuando selezioni in stile X Factor o forse è bene attuare compromessi anche tra le lenzuola? Io, personalmente ho sempre creduto nel compromesso e anzi, ritengo che senza compromesso non può esserci accettazione dell’altro e senza accettazione dell’altro non c’è relazione che tenga.

Allora, prima di rispondere con un secco “NO” alle richieste della vostra (o del vostro) partner, chiedetevi se invece potrebbe valere la pena rispondere con un “forse” per poi magari passare ad un “sì”. Perché il sesso non solo è il mezzo in cui la coppia può esprimersi, ma è anche uno dei metodi più soddisfacenti per rafforzare il rapporto stesso, imparando ad andare oltre i propri limiti. Rifiutarsi di soddisfare sessualmente chi teoricamente amiamo, non è forse un modo per rifiutarsi di dare più di quanto siamo abituati a dare?                                                                                                                                  Ovviamente nulla vieta che, nonostante i tentativi, una qualsiasi prestazione possa proprio non piacere e in quel caso nessuno vi punterà una pistola alla tempia (o forse anche no). Parlarne e provare resta, tuttavia, l’unica soluzione sensata nonché una vera e propria dimostrazione di apertura e disponibilità verso l’altro.

Per ulteriori approfondimenti leggete qui: https://www.vice.com/it/article/nn8xdx/perche-alcuni-uomini-non-fanno-sesso-orale-intervista-sessuologo

 

(Ri)Cominciare

downloadCome i quadri che all’improvviso cadono dal chiodo, le lampadine che si fulminano e le bottiglie che di notte fanno “crac”, anche alle persone capita di fare “crac” senza apparenti motivi. Può succedere mentre si pascola nella corsia dei detersivi del supermercato o mentre si è impalati sul marciapiede ad aspettare l’autobus, come è capitato un anno fa alla sottoscritta. “Boom!”. In un secondo sono precipitata anch’io dal mio chiodo metaforico, trascinandomi dietro soltanto una fastidiosa domanda: è proprio questa la vita che avevo immaginato di avere?

Così,  al ventitreesimo anno del mio pellegrinaggio sulla terra, mi sono accorta che la vita che avevo e quella che invece avevo desiderato di avere quando ancora ero ragazzina e andavo in giro con lo zaino della Onix sulle spalle e l’apparecchio ai denti, stavano andando in direzioni diverse, se non addirittura opposte. E quando un pensiero come questo si insinua nella mente e contamina ogni azione quotidiana, le alternative possibili sono due:

  1. Continuare a vivere per inerzia per ritrovarsi poi a quarant’anni ad utilizzare parole come “volevo”, “potevo” o “dovevo” e ad acquistare fasce dimagranti su mediashopping;
  2. Gettare una bomba su tutto e ricominciare da capo.

Ed io, essendo ancora troppo giovane per i rimpianti e poco incline all’uso di fasce dimagranti, ho scelto la seconda strada. Ed allora si cambia taglio di capelli, si cambia lavoro e casa e si dice alla persona che voleva sposarti che non la ami più; si litiga con la propria madre che non capisce le tue scelte e alla nonna si dice che no, non ci sarà alcun matrimonio. Si abbracciano gli amici e si fanno promesse che non si manterranno mai. Si compra una chitarra che ti terrà compagnia nelle sere in cui sarai da sola con il peso delle scelte che hai fatto e in quelle sere ti verrà anche da pensare: “ma cosa ho combinato?”. Si paga un prezzo enorme.

Bisognerebbe allora insegnare ai bambini, sin da subito, che il percorso per la felicità può essere spaventoso e talvolta obbliga a ferire chi ami. Bisognerebbe anche smetterla di raccontare, soprattutto alle bambine, tutte quelle stronzate sull’amore e sulla famosa metà della mela perché, ad alcuni, può capitare di nascere interi e ad altri invece può succedere che le brutte esperienze, li riducano addirittura ad un quarto. Insegnare, in primis, che la cosa fondamentale da fare prima di condividere la propria vita con qualcuno è avere la certezza di non avere il bisogno di condividerla affatto.

Un anno fa non sapevo se sarei stata in grado di stare in piedi sulle mie gambe e, per questo, mi sono concessa il lusso di scoprirlo. Non sapevo neanche che mi sarei ritrovata a piangere di rabbia di fronte ad una funzione matematica con la quale lavoravo né che avrei avuto esperienze lavorative assurde con le multinazionali; non sapevo che mi sarebbero toccati periodi di astinenza sessuale forzati, così come non sapevo che sarei stata in grado di fuggire la mattina presto dal letto del tipo con il quale avevo fatto del sesso disastroso la sera prima. Non sapevo dei nuovi amici che avrei trovato, dei nuovi amori che avrei vissuto. Ed è proprio questo che succede quando si decide di ricominciare: si fa un salto nel vuoto sperando di riuscire ad atterrare in piedi o di cavarsela perlomeno con qualche ossa rotta; e magari si apre anche un blog.